ARIANNA GRAVA: SILENCE / SILENZIO

“In life, as in art, it is difficult to say something which is as efficacious as silence”. It is sufficient to read this sentence by the Austrian philosopher Ludwig Wittgenstein, one of the most influential of the philosophers of the twentieth century and a leading figure among the fathers of linguistics, to understand how this concept, both abstract yet alive and concrete, contains a fundamental importance for all time.

In the painting of Robert Hromec, silence is a protagonist and a detector, a tangible reality or only a partial revealer of bodies which merge and intersect, creating complex chains that lead us back to the primordial pleasure in being a human generated from an embrace, a sort of sensual metaphysics of classical origin which reaches its culmination in the transcendence of profane love.

Robert Hromec confronts an introspective search, an intricate route where the human figure is at the base of a Pirandellian thought, namely the reality is life: a perpetual movement, a real and incessant transformation from one emotional state to the other. We are in front of a mental method which goes beyond the objectivity of the real until it arrives at the Suprematism with which the art of Hromec predominates over the objectivity of real appearances. The artist works with a total simplification, reducing the volumes and the structure and wisely representing reality in a totality of SILENCE which reflects its interior dimension.

His style is primitive, pure, innocent, and brings to life a conjoining of lines and form, with inspiration from Matisse and his more direct acolytes, where the artist invites us to “listen to” a silence which, as Wittgenstein teaches, is better than so many words without a precise conformity, and is at the same time a force that springs from that vital energy that accompanies us on the infinite journey that is life.

Arianna Grava
Milano, 2016

“Nella vita, come nell’arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio”. Basta leggere questa frase del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, uno dei più influenti della filosofia del ’900 e figura di spicco fra i padri della filosofia del linguaggio, per comprendere come questo concetto tanto astratto quanto vivo e concreto abbia da sempre rivestito un’importanza fondamentale.

Nella pittura di Robert Hromec il silenzio è protagonista e rivelatore, realtà taciuta o solo parzialmente svelata di corpi, che si uniscono, si intersecano creando catene complesse che ci riconducono al piacere primordiale dell’essere umano generato dall’amplesso, una sorte di metafisica sessuale di origine classica che raggiunge il culmine nella trascendenza dell’amore profano.

Robert Hromec affronta una ricerca introspettiva, un percorso intricato dove la figura umana è alla base del pensiero pirandelliano, ossia la realtà è vita: un perpetuo movimento reale ed incessante trasformazione da uno stato emozionale all’altro. Siamo difronte ad un procedimento mentale che va al di là dell’oggettività del reale fino ad arrivare ad un suprematismo con il quale l’arte di Hromec predomina sull’oggettività delle apparenze reali. L’artista opera con una totale semplificazione riducendo i volumi e la struttura e rappresentando saggiamente la realtà nella sua totalità del SILENZIO che riflette la dimensione interiore.

Il suo stile è primitivo, puro, innocente e porta alla vita un insieme di linee e forme d’ispirazione matissiana, e accoliti più diretti, dove l’artista ci invita ad “ascoltare” il silenzio, in quanto, come insegna Wittgenstein, è meglio di tante parole che non hanno una precisa conformità ed allo stesso tempo è una forza che scaturisce quell’energia vitale che ci accompagna in quel percorso infinito che è la vita.

hromecARIANNA GRAVA: SILENZIO / SILENCE, Milano, 2016